Sessant’anni e non dimostrarli: l’Accademia del Canto di Mola.

Chi pensa che la musica classica sia qualcosa di elitario, una forma d’arte magari un pò noiosa e per vecchiette impellicciate, martedì sera ha avuto avuto modo di ricredersi: prima che le porte di Palazzo Roberti si aprissero per dare inizio al concerto estivo dell’Accademia del Canto, una vera e propria folla era raccolta dietro i battenti, pronta ad accaparrarsi un posto per godere in tutta comodità delle voci del coro e dei solisti diretti dal maestro Nicola Diomede. Sono passati sessant’anni da quando il Maestro, per dare ai ragazzi di Mola un punto di riferimento nel mezzo del deserto culturale, ha fondato l’Accademia e mai come in questo caso par giusto affermare che, proprio come un vino di qualità, l’Accademia migliora di anno in anno e non sente il tempo che passa.

Il programma della serata è molto vasto e variegato, e spazia dalle grandi e famose arie d’opera all’operetta, dalla gloriosa tradizione della canzone napoletana ai canti popolari molesi. Da Bizet a Verdi, da Mozart a Puccini, senza dimenticare il “nostro” Niccolò Van Westerhout, le antiche mura di Palazzo Roberti fanno riecheggiare il meglio della tradizione concertistica italiana e internazionale. Ben presto altri spettatori si aggiungono, l’atrio del palazzo è gremito e più di una voce si alza quando, con O’ Marinariello  di Salvatore Gambardella, inizia il repertorio della canzone napoletana classica, comprese le immancabili Torna a Surriento e ‘O sole mio.

Ma l’acmè del concerto è raggiunto nella fase finale, quando tocca alle canzoni della tradizione popolare molese accendere nel pubblico la voglia di cantare e di riscoprire (o scoprire per la prima volta) la storia della nostra città, della nostra terra. Fior de lemaune, Marianne, e soprattutto, Ch’essa bianca ferete: il dialetto si fa lingua, lingia viva, lingua nobile, e riporta l’immagine di una vita di fatica e di gioie semplici, ma non meno intense.

L’Hallelujah di Handel conclude questo splendido concerto, nuovo successo dell’Accademia del maestro Diomede che, oggi come in passato, continua a diffondere tra i cittadini di Mola l’amore per l’arte e la cultura, fonte della vera ricchezza. Con buona pace di chi, invece, crede che la cultura non sia cosa che “si mangi”.